EDITORIALE
LUGLIO 2010
Una sola partita per decidere tutto.
Quarantotto minuti.
Quella rara occasione – è successo solo due volte dal 1994 a oggi –
in cui la NBA celebra il suo “Superbowl”, ovvero la finale su gara
secca, prerogativa solitamente riservata al football americano.
Gara-7.
La sublimazione dello spettacolo.
La partita senza domani.
L’appuntamento da non mancare.
Non se l’è fatto sfuggire il pubblico americano, che si è ritrovato incollato ai televisori come non accadeva dal famoso canestro a sei secondi dalla fine
che diede a Michael Jordan il suo sesto titolo, in quella mitica gara-6 delle Finali NBA 1998 a Salt Lake City.
E non ce lo siamo fatti sfuggire neppure noi di “Rivista Ufficiale NBA”,
che eravamo allo Staples per incoronare i Lakers “back-to-back champions”. È stata la vittoria della vendetta (“NBA, Where Revenge Happens”,
recitava un cartello esibito dai tifosi gialloviola), esattamente due anni dopo –
dal 17 giugno 2008 al 17 giugno 2010 – la tremenda umiliazione subita al TD Garden
in gara-6 (131-92).










