EDITORIALE
FEBBRAIO 2012
Mi ricordo ancora il tragitto aereo.
Milano-Roma, Roma-Philadelphia, Philadelphia-Raleigh. Poi in auto, di corsa, verso Winston-Salem, North Carolina.
Si giocava Wake Forest-Maryland – sono passati 7 anni, ormai – arrivai soltanto a primo tempo concluso e, appena varcata la soglia della palestra, mi informai sul punteggio: “It’s a blowout”. Un massacro. A guidare quei Demon Deacons verso un’altra facile vittoria, un playmaker neppure 20enne di nome Chris Paul.
Il motivo del mio viaggio.
Il giorno dopo mi presentai alla sua high school, poco lontana.
Il suo allenatore – coach Laton – era anche il professore di storia. Pochi giorni prima aveva assegnato ai suoi studenti un compito da sviluppare. Tema: il peggior presidente degli Stati Uniti (gli operati erano esposti sulla parete: George W. Bush non ne usciva benissimo…). Noi parlammo d’altro, ovviamente, di quel ragazzino che – mi assicurava – “sarebbe stato il prossimo grande playmaker della NBA”.
Quelle sue parole me le ricordo bene.
Oggi ancora di più, quando quel ragazzino – ormai uomo – si merita la nostra copertina.







