5 giugno 2017
Dall’ormai lontano 2007 ho il privilegio — una fortuna che ancora oggi non riesco a dire di essermi meritata — di aver assistito sul posto a tutte le sfide di finale NBA. Per un motivo o per un altro le considero tutte speciali. D’altronde nel 2007 (più che del mio, ovviamente insignificante) si segnala l’esordio sul massimo palcoscenico NBA di un certo LeBron James, no? L’anno seguente invece è quello che vede il primo trionfo di Boston dopo una carestia durata 22 anni, troppo per la franchigia più vincente della storia NBA. I due successivi fanno di Kobe Bryant un campione NBA anche al netto dell’ ingombrante ombra di Shaquille O’Neal — un back-to-back arrivato con l’emozione di assistere nel giugno 2010 alla mia prima gara-7 di una finale.

Il titolo del 2011 è storico perché Dallas non l’aveva mai vinto prima e quello dopo idem perché anche LeBron James non l’aveva mai vinto prima. Delle finali 2013 mantengo negli occhi ancora oggi quell’incredibile tripla di Ray Allen negli ultimi secondi di gara-6 — cui fa seguito un’altra gara-7, regalo sempre prezioso. La rivincita degli Spurs sugli Heat il giugno successivo mette in scena una pallacanestro che per bellezza puramente estetica — gioco corale, collettivo, altruista — rimane a oggi forse ineguagliata. Il 2015 segna il primo trionfo a 40 anni di distanza dall’ultimo dei Golden State Warriors, trascinati da quella macchina di canestri e divertimento chiamata “Splash Brothers”. Non bissano il titolo l’anno seguente solo perché LeBron James si conferma un mostro e perché Kyrie Irving — in un’altra gara-7 da tenere per sempre nel mio cuore — manda a bersaglio uno dei canestri più iconici della storia dei playoff NBA, regalando alla città di Cleveland il primo titolo di sempre.

Ogni anno una storia, ogni anno una motivazione diversa — anzi, mille motivazioni diverse — per amare queste prime due settimane di giugno che ci fanno vivere emozioni davvero speciali. Quest’anno non sarà diverso, ne siamo sicuri. E noi di Rivista Ufficiale NBA ci saremo, anche questa volta.

Buon giugno, buone finali.

Mauro Bevacqua
Direttore Rivista Ufficiale NBA

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