31 marzo 2017
A tre settimane dal termine della regular season [quando abbiamo chiuso in redazione questo numero che ora avete tra le mani] a separare ancora Russell Westbrook dalla Storia sono rimasti soltanto 7.3 rimbalzi e 8.3 assist di media.

Già miglior realizzatore del campionato (l’unico oltre i 31 a sera), avendo totalizzato fino a oggi la bellezza di 733 rimbalzi e 721 assist in 70 gare disputate, al n°0 dei Thunder serve solo mantenere le medie sopra evidenziate per pareggiare l’impresa compiuta — una sola volta nella storia della NBA — da Oscar Robertson nella stagione 1961-62: concludere un intero campionato NBA in tripla doppia di media.

Se n’è parlato tanto, magari anche troppo, ma al di là del valore statistico dell’impresa sono due gli aspetti che colpiscono maggiormente. Il primo ha a che fare con la dimensione epica dell’impresa: un record che dura da oltre 50 anni assume ormai agli occhi di ogni osservatore i contorni del mito, un qualcosa che — non essendo mai stato neppure avvicinato — si pensa a maggior ragione non possa essere più eguagliato.

Il secondo aspetto ha invece a che vedere con la funzionalità di tale impresa ai destini della sua squadra. “Russell Westbrook colleziona quelle cifre perché gioca per sé e non per i compagni”, è il ritornello che spesso accompagna le mostruose prestazioni della superstar di OKC. Se non che — sempre al momento in cui scrivo — delle 34 gare stagionali terminate da Westbrook con una tripla doppia, 28 sono coincise con una vittoria dei suoi Thunder, una percentuale dell’82.3% sbalorditiva in sé oltre che largamente superiore alla percentuale di successi stagionali di squadra (il 57.1%). Come a dire: quando Westbrook funziona al massimo, la sua squadra ne trae degli evidenti vantaggi, che spesso e volentieri si traducono in una vittoria sul campo.

Tripla doppia dopo tripla doppia, successo dopo successo (pur privi di Kevin Durant, nell’Oklahoma si torna ai playoff per la settima volta nelle ultime otto annate), Russell Westbrook ha così costruito anche la sua candidatura al premio di MVP stagionale, in una corsa che lo vede affiancato — nell’opinione di tutti e anche su queste pagine — a LeBron James, Kawhi Leonard e James Harden. Anche per questo motivo ci sembrava giusto ospitarlo nuovamente sulla nostra copertina.

Mauro Bevacqua
Direttore Rivista Ufficiale NBA

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