20 marzo 2017
E' uno degli argomenti caldi in vista dell'inizio dei playoff: è giusto che gli allenatori decidano di fra riposare i propri giocatori?

L'ultimo caso in ordine di tempo è stato quello che ha visto coinvolto i Cleveland Cavaliers con Tyronn Lue che ha deciso di tenere in panchina LeBron James, Kyrie Irving e Kevin Love contro i Los Angeles Clippers, partita trasmessa in diretta nazionale e che ha visto i campioni NBA perdere 108-78.

"E' dura da accettare ma ci sono giocatori che hanno bisogno di riposare - è stato il commento di LeBron, definito da Lue 'incazzato' quando gli è stata comunicata la notizia del riposo contro i Clippers - La stagione è lunga ed estenuante e la NBA ha fatto il miglior lavoro possibile nel realizzare il calendario ma l'obiettivo di un allenatore è quello di permettere alla propria squadra di vincere il titolo, non una partita".

Gli effetti del riposo: 101 punti combinati contro i Los Angeles Lakers

I PRECEDENTI - Lo scorso 12 marzo, sempre in coincidenza di una partita trasmessa in diretta nazionale, una decisione simile era stata presa dai Golden State Warriors che si presentarono a San Antonio senza Curry, Thompson, Iguodala e Green oltre all'infortunato Durant.

La NBA, però, sia con i Cavs che con i Warriors non è intervenuta ufficialmente al contrario di quanto fece nel 2012 con i San Antonio Spurs quando multò Gregg Popovich per 250,000 dollari per, parola dell'ex commissioner David Stern, "aver reso un disservizio alla lega" dopo la decisione di tenere a casa Tim Duncan, Tony Parker, Manu Ginobili e Danny Green prima di una trasferta in casa dei Miami Heat.

"Non siamo qui per lamentarci - gli fa eco Kyrie Irving - ma onestamente sei partite in otto giorni sono tante. Non ho alcun problema se la NBA o i tifosi sono rimasti delusi, lo capisco. Ma capisco anche il mio punto di vista di atleta professionista e questo va oltre ogni considerazione".